A Palermo ci si cura con l’arte

arte | musei & gallerie
27 marzo 2020

Un interessante progetto artistico con finalità mediche. L’idea di studiare terapie personalizzate attraverso visite al museo e tramite un confronto interiore tra paziente e opera d’arte.

La bellezza e l’arte guariscono tutti i mali grazie a un percorso terapeutico fatto di una serie di elementi che l’arte stessa suscita e trasmette all’osservatore. Partendo da questo presupposto al Museo Civico di Castelbuono, a Palermo, arriva il primo progetto sperimentale di cura attraverso l’arte. Si chiama “Pharmakon. L’arte che cura”ed è rivolto a tutti i pazienti affetti da malattie cronico-degenerative. Un’iniziativa volta a consolidare l’istituzione museale come luogo di aggregazione sociale, finalizzata al grande valore terapeutico della cultura.

Pharmakon prevede una visita al mese al museo, per un periodo totale di sei mesi, per gruppi di circa 15-16 persone affette da fibromialgia – una sindrome cronica, il cui sintomo principale è rappresentato da forti e diffusi dolori all’apparato muscolo-scheletrico – accompagnati da medici, da un coordinatore artistico e da uno psicoterapeuta.

Al termine del percorso i membri del gruppo si confronteranno e, secondo gli organizzatori del progetto, il dialogo favorirà nei pazienti a contatto con l’opera d’arte, l’emergere di contenuti inconsci legati alla patologia, andando così a facilitare un colloquio più spontaneo con i medici e una successiva terapia personalizzata.

Questo interessantissimo progetto è organizzato dall’Associazione Laboratorio Sud e ideato da Claudia Villani, progettista culturale, mediatrice artistica, appassionata di studi sui sistemi complessi, e dalla dottoressa Monica Sapio, responsabile U.O. Terapia del dolore dell’Ospedale Buccheri La Ferla Fatebenefratelli. L’arte che cura prende spunto da un’iniziativa già realizzata in Canada, al museo di Belle Arti di Montreal.

Secondo la Villani, ogni paziente si concentrerà su un’opera specifica, non tanto sulla pura raffigurazione in sé ma cercando elementi più profondi che possano estrapolare un qualcosa di “dimenticato” o d’inconscio.

Maddalena Baldini

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