IL CIBO TORNA AD ESSERE ETICO

luoghi del gusto
14 maggio 2013

 

La crisi ha fatto sì che il comparto alimentare riprendesse il suo ruolo di “bisogno primario dell’uomo”. Anche grazie alle iniziative e al supporto di aziende del settore. Come Barilla e la sua fondazione.

Il mondo del food negli ultimi decenni si è sempre più distanziato dal suo ruolo di bene primario dell’uomo, diventando invece una delle voci principali su cui investire per chi fa business. Così il cibo ha assunto un ruolo diverso, quello di potenziale fonte di profitti da sfruttare al massimo, lasciando i problemi “etici” in secondo piano. Ma la recente crisi ha rimescolato le carte e i temi della nutrizione e dell’alimentazione sono tornati al centro delle discussioni degli organismi internazionali. Anche grazie al supporto di grandi aziende del settore agro-alimentare. Fra queste c’è anche l’italiana Barilla, che nel 2009 ha creato il “Barilla Center for Food & Nutrition” (BCFN), progetto nato con l’obiettivo di migliorare la conoscenza sui temi legati al mondo del cibo. “Lo scenario agro-alimentare – sottolinea Giuseppe Coccon, responsabile comunicazione BCFN – va assumendo caratteristiche sempre più complesse che portano a includere nel dibattito diverse discipline. Abbiamo quindi pensato di dare vita a un progetto che vada oltre l’analisi del settore, esaminando il comparto agroalimentare con un approccio multidisciplinare e formulando proposte e riflessioni originali e concrete che possano essere strumento di lavoro al dibattito in corso”.

Qual è il bilancio di questi primi anni di attività?

Il BCFN ha affrontato diversi temi, per i quali la discussione non è più rimandabile. Su ognuno di questi abbiamo prodotto studi e pubblicazioni scientifiche, sentendo il parere di esperti e scienziati e generando raccomandazioni puntuali e concrete. Dopo la nostra presentazione al pubblico delle Istituzioni e degli stakeholder italiani nel 2009, nel 2010 abbiamo allargato lo sguardo oltreconfine, proponendo all’Unione Europea gli spunti di riflessione e le conoscenze che abbiamo sviluppato. La vocazione internazionale è parte integrante della natura del BCFN, che ha tra le sue sfide quella di affrontare tematiche urgenti per le popolazioni di tutto il mondo.

Quali sono le vostre prospettive e gli obiettivi per i prossimi mesi?

Un’ulteriore spinta all’internazionalizzazione del nostro progetto, con il suo ingresso in due importanti paesi come Francia e Usa. Il nostro obiettivo è di portare le tematiche più urgenti all’attenzione dell’opinione pubblica a livello internazionale, seguendo un doppio filo Da un lato, è centrale la valutazione dello scenario sociale ed economico nel quale viviamo, e quindi di quali sono le priorità che il contesto pone al nostro sguardo. Dall’altro, le scelte sono guidate dalle scadenze istituzionali internazionali, e quindi dagli appuntamenti presenti nelle agende economiche, politiche e sociali di Europa, Asia e Stati Uniti.

Come si concilia il ruolo di grande azienda alimentare (con conseguenti obiettivi più mirati verso ricavi e profitti) con quello di associazione che promuove una maggiore “umanizzazione” della filiera?

Il nostro ruolo di società attiva nel comparto agroalimentare ci mette in condizione di avere uno sguardo privilegiato sul settore. Siamo quindi attenti a far in modo che le nostre attività rispecchino e incarnino quei principi su cui il BCFN è nato e che sono al centro della sua attività scientifica, perché crediamo che sia necessario un ripensamento del settore agroalimentare globale, a partire dai suoi protagonisti. Il comparto food a livello globale deve essere in prima linea insieme a istituzioni ed enti nello stimolare il dibattito e nell’attivarsi affinché ci possano essere concreti segnali di cambiamento e miglioramento.

Che cosa possono fare le aziende che operano nel comparto alimentare per migliorare la qualità del cibo e la qualità di vita delle persone?

Le aziende che operano nel settore agroalimentare sono le protagoniste di questo processo di cambiamento che lega a doppio filo la qualità del cibo con la qualità della vita delle persone. Per questo motivo, come azienda concentriamo la nostra attenzione nella selezione e formazione dei migliori talenti internazionali, investendo in ricerca e sviluppo e puntando a una capitalizzazione delle risorse che possa garantire.

Quale futuro si prospetta per il comparto alimentare a livello globale? E quale sarà il ruolo dell’Italia in questo contesto?

Il settore agroalimentare avrà un ruolo importante, accanto a istituzioni, governi e associazioni di cittadini, nel definire i percorsi e gli obiettivi sulle politiche di accesso al cibo e di tutela dell’ambiente. L’Italia, con il suo patrimonio di qualità ed eccellenze in ambito alimentare e con l’unicità del suo tesoro ambientale, può e deve giocare un ruolo chiave, in grado di porre questi temi così importanti al centro del dibattito dei prossimi anni.

di Viviana Neri

 

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